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Murzill’ Delizie Vesuviane presenta i suoi “gioielli” alle mandorle.

Vi starete chiedendo sicuramente come sia possibile che un blog di prodotti campani e uno store dedicato ai prodotti del territorio vesuviano (http://www.murzill.it), faccia menzione di dolci alle mandorle che, per tradizione, fanno parte della cultura tipica siciliana.
Vi racconto come è andata la storia..
Quest’estate decido, con la mia ragazza, di scoprire la magnifica terra della Sicilia. Ed ecco che ci ritroviamo nei pressi della bellissima Taormina e precisamente vicino Letojanni - comune che sino alla metà dell’Ottocento fungeva da marina, o borgo dei pescatori, del comune di Gallodoro; la realizzazione di una strada provinciale e successivamente della ferrovia favorirono lo sviluppo del borgo, al punto che nel 1879 la sede comunale fu trasferita da Gallodoro a Letojanni, e il comune prese il nome di Letojanni-Gallodoro. Nel 1952 le due località furono separate.
Dicevo. Una sera, passeggiando sul lungomare di Letojanni, notiamo un negozietto che vende cannoli, gelati, granite, ecc. Ovviamente, non possiamo non varcare quella soglia. E così che conosciamo il titolare “Rocco il cannolaio”, persona simpaticissima, cordiale e con un grande cuore, e, come se non bastasse, con un debole per i napoletani.
Nasce subito un’amicizia e tra una granita alle mandorle, una ai gelsi, un’altra ancora al limone, assaggiamo la famosa “paste di mandorla”, prodotta artigianalmente nel suo laboratorio di pasticceria dietro bottega.
Non mi permetto assolutamente di descrivervi il gusto perchè nessuna descrizione renderebbe appieno l’idea.
Paste di mandorla catanese tradizionale, al pistacchio di bronte, all’arancia e al mandarino.
Quindi ho pensato - al di là del business che ne potevo fare inserendo tali specialità sul sito di murzill.it - che non era giusto non far assaggiare a tutti siffatte prelibatezze.
Per questo motivo sul mio store http://www.murzill.it ho voluto creare una sezione speciale in cui potrete acquistare on line le famose paste di mandorle realizzate direttamente a Catania per Murzill’ Delizie Vesuviane!(sezione attiva tra qualche giorno).

Articolo scritto da: Antonio Gentile

Murzill’ Delizie Vesuviane presenta i suoi “gioielli” alle mandorle.

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Le origini del babà….

La storia del babà affonda le sue radici nella Polonia del XVIII secolo, alla corte di re Stanislao Leszczinski, che, si narra, rovesciò accidentalmente una bottiglia di rhum su un dolce realizzato per lui dai suoi pasticcieri. Fu Stanislao stesso a deciderne il nome, scegliendolo per due motivi: primo perché lo volle dedicare ad Alì Babà, protagonista del celebre racconto tratto da Le Mille e Una Notte, libro che il sovrano amava leggere e rileggere, e, secondo, perché la parola “babà” è traducibile con “vecchia signora” (non la juve :-)), in riferimento alla mollezza della pasta del dolce, particolarmente adatta a coloro che non hanno i denti. Il babà arrivò presto a Parigi, dove in tanti lo conobbero e lo apprezzarono.

A portarlo, successivamente, a Napoli furono i “monsù”, deformazione della parola monsieur, gli chef francesi che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane.

A Napoli il babà si è perfezionato, acquisendo le caratteristiche che lo contraddistinguono: la particolare morbidezza, ottenuta mediante il procedimento di bagnarlo con acqua e zucchero, e la caratteristica forma bombata, simile a un fungo; è per questo che oggi il babà comunemente considerato una specialità di origine Campana. Il dolce è a base di farina di grano tenero, uova, burro o strutto, sale, zucchero e lievito di birra, lievita per due volte e si cuoce in forno; prima di essere servito va bagnato con una soluzione di acqua e zucchero, aromatizzata al limone e corretta al rhum; il babà classico o guarnito con panna o creme pasticciere varie si può trovare in tutti i laboratori dolciari della Regione.

Tratto: Regione Campania

Le origini del Babà

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Con Decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 178 del 2 agosto 2011, è stata riconosciuta una nuova IGT per i vini della Campania, la decima, relativa alla “Catalanesca del Monte Somma”.

Questo vino affonda le sue origini in una storia antica e di notevole importanza. Proprio a Somma Vesuviana è stata ritrovata una villa rustica, erroneamente attribuita a Cesare Ottaviano, dotata di un impianto imponente per la produzione del vino. Finalmente si chiude un vicenda avviata già da molti anni da parte dei vitivinicoltori dell’area vesuviana Coldiretti per valorizzare un vitigno di antichissima origine. Si tratta di una importantissimo risultato che apre nuove opportunità di sviluppo e valorizzazione dell’intera area vesuviana. I comuni in cui si potrà produrre l’IGT Catalanesca del Monte Somma sono 9: San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno.

Fonte: Regione Campania

Il Catalanesca del Monte Somma è IGT

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Il vero Babà di Napoli

Ingredienti:

300 gr. di farina 100 di burro;

un cucchiaio di zucchero, 5 uova intere,

un pizzico di sale, 40 gr. di lievito di birra,

Sciroppo: mezzo litro di acqua, 300 gr. di zucchero,

200 gr. di rhum, buccia di limone e arancia.

Preparazione:

Versare sul tavolo solo 100 gr. di farina, il lievito fatto sciogliere precedentemente in una tazzina d’acqua tiepida, un pizzico di sale e impastare con energia.

Appena l’impasto risulterà morbido e soffice porlo in un canovaccio infarinato sotto una coperta. Dopo circa 10 - 12 minuti controllare se la crescita è avvenuta e porlo su di un tavolo.

Aggiungere al preparato i rimanenti 200gr. di farina, il burro, lo zucchero e le uova una alla volta. Il composto si attaccherà al palmo delle mani e questo sarà il momento per lavorarlo in poche parole a <<ceffoni>>.

Se si vuole ottenere un buon risultato si deve lavorare per parecchio tempo. A parte ungere un teglia di circa 10 - 13 cm. con del burro e con della farina e metterci  dentro il composto avendo cura di stenderlo bene con le mani tutt’intorno.

Farlo nuovamente crescere sotto una coperta per circa una mezz’oretta e infornare.

Appena il babà avrà preso un colore marroncino spegnere il forno e fare asciugare.

A parte fare bollire in una casseruola mezzo litro d’acqua, i 300 gr. di zucchero e una buccia di limone.

Quando il tutto sarà raffreddato versarvi il rhum e girare un per un po’.

Estrarre il babà dal forno e a cucchiaiate versarvi sopra lo sciroppo,  quando ne avrà  assorbito  una bella parte capovolgerlo e  ripetere l’operazione dall’altra parte.

Babà Napoletano

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Le castagne del Vulcano di Roccamonfina, nell’Alto Casertano, rappresentano l’ingrediente principale di una prelibata conserva dessert: le caldarroste in sciroppo e rum. Questa particolare ricetta prevede che le castagne fresche vengano arrostite sulla brace, sbucciate, spellate e conservate in barattoli di vetro, poi chiusi ermeticamente, colmi di uno sciroppo preparato a parte con acqua, zucchero e rum. È raccomandata la bollitura dei vasetti dopo la chiusura. Questa ricetta è antica ed è di uso prevalentemente casalingo, ma oggi, nella zona di produzione, si può acquistare il prodotto confezionato artigianalmente e commercializzato da laboratori locali.
Fonte: Regione Campania

Castagne sciroppo e rum

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