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Nasce la Galamella, la nutella senza olio di palma e con il 40% di nocciole.

L’invenzione geniale è di un’azienda alimentare napoletana, la Galameo: una nutella senza olio di palma, con nocciole di prima scelta ed olio extravergine d’oliva.

Dario Meo, il titolare, è un giovane imprenditore campano che punta soprattutto al mercato dei più piccoli producendo, per loro, prodotti naturali con zero conservanti.

I biscotti come li faceva mia nonna: “Due anni fa stavo facendo colazione (racconda Dario Meo) con dei biscotti che mia moglie comprava spesso. Guardando la confezione mi accorsi di quanti conservanti contenessero. Pensai ai miei bambini e mi chiesi: perché non creare dei biscotti con la ricetta segreta di mia nonna, senza grassi idrogenati e additivi artificiali? Così è nata Galameo”.

galamella_galameo_dario_meoLa nutella senza olio di palma: Poco dopo, esplose il caso dell’olio di palma, contenuto nella nota crema di casa Ferrero e in tanti altri prodotti del consumo alimentare di larga scala. Dario amava la nutella, ma voleva risolvere il problema dei conservanti. Optò così per una forma alternativa contenente olio extravergine d’oliva: “La crema era composta per il 40 % da nocciole.

Ora stiamo pensando ad una versione 2.0 con una quantità leggermente inferiore di nocciole per venire incontro ai consumatori, offrendo loro un prodotto, sempre di altissima qualità, ma a prezzi inferiori”.

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Dieci buoni motivi per bere al mattino acqua tiepida e limone.

Appena svegli e a digiuno proviamo a iniziare la giornata bevendo una tazza di acqua tiepida e limone premuto, elementi semplici ma a dir poco “miracolosi”.

Il succo acido del limone ha la sua principale proprietà proprio nell’avere nel nostro organismo, un’azione contraria, cioè alcalinizzante. Gli acidi una volta introdotti nell’organismo provocano, infatti, reazione basica. Questo perché durante la metabolizzazione l’acido citrico si ossida e i sali che ne derivano danno origine a carbonati e bicarbonati di calcio e potassio che contribuiscono all’alcalinità del sangue.

Questi sono i principali benefici:

1. Rafforza il sistema immunitario: I limoni sono ricchi di vitamina C e di potassio, che stimolano le funzioni cerebrali e nervose. Il potassio aiuta anche il controllo della pressione arteriosa.

2. Bilancia il PH: Bere acqua tiepida e limone ogni giorno riduce l’acidità totale del corpo. Il limone è uno degli alimenti più alcalini. Sì, il limone ha acido citrico, ma non crea acidità nel corpo una volta metabolizzato.

3. Aiuta la digestione: Incoraggia il fegato a produrre la bile, che è un acido che è richiesto per la digestione. La digestione risulta efficiente e si riduce il bruciore di stomaco e la costipazione.

4. È un ottimo diuretico: limoni aumentano il tasso di minzione nel corpo, che aiuta a purificare. Le tossine sono, pertanto, rilasciate in modo più veloce per aiutare a mantenere la salute del tratto urinario.

5. Pulire la pelle: Il componente di vitamina C aiuta a diminuire le rughe e imperfezioni. Acqua di limone elimina le tossine dal sangue e aiuta a mantenere la pelle chiara. In realtà, può essere applicato direttamente sulle cicatrici per ridurre il loro aspetto.

6. Aiuta la perdita di peso: I limoni sono ricchi di fibre di pectina, che aiutano a combattere la fame. È stato anche dimostrato che le persone che hanno una dieta più alcalina perdono peso più velocemente.

7. Rinfresca l’alito: Non solo questo, ma può aiutare ad alleviare il dolore e gengiviti. L’acido citrico può erodere lo smalto dei denti, quindi questo deve essere controllato molto bene. Consigliamo, quindi, di risciacquare a fondo con acqua dopo averlo bevuto o di lavare i denti.

8. Allevia i problemi respiratori: un bicchiere al mattino di acqua tiepida e limone aiuta a sbarazzarsi di infezioni polmonari e fermare la fastidiosa tosse.

9. Aiuta a combattere la disidratazione: Previene la disidratazione e la cosiddetta fatica cronica o fatica surrenale. Quando il corpo è disidratato o profondamente disidratato (fatica surrenale) non può svolgere tutte le sue funzioni in modo appropriato, e questo porta ad accumuli di tossine, stress, costipazione, e tutta una serie di altri disturbi.

10. Aiuto a eliminare il caffè: Dopo aver preso un bicchiere di acqua calda e limone, la maggior parte delle persone suggeriscono che non hanno alcun desiderio di caffè al mattino.

Consiglio: L’acqua deve essere tiepida, perchè l’acqua fredda crea uno shock al nostro intestino e la dose di limone va da 1/4 a 1/2 al giorno. E’ bene partire sempre da meno in modo tale che abituiamo il nostro organismo. Il succo di limone può danneggiare lo smalto dei denti in soggetti particolarmente sensibili, pertanto di consiglia di utilizzare la cannuccia per evitare qualsiasi problema di questo tipo.

Acqua tiepida e limoni

Acqua tiepida e limoni

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Nel lontano 1700, nel cuore del centro storico di Napoli,  nel convento delle Clarisse Cappuccine, una Suora, con estrema ingenuità, annotava queste righe ritrovate poi da Salvatore di Giacomo:
Prendi il sciore (fiore - di farina), ndr) e mettilo sopra il tagliero nella quantità di rotolo mezzo. Mettici un pocorillo d’insogna (sugna, ndr) e faticalo come un facchino. Doppo stendi la tela che n’e riuscita e fanne come se fosse una bella pettola (spianata,ndr). In mezzo alla pettola mettici un quarto d’insogna ancora, e spiega a scialle, 4 volte d’estate; 6 volte d’inverno. Tagliane tanti pezzi, passaci il laganaturo e dentro mettici crema e cioccolata o se più ti piace ricotta di Castelllammare. Se ci metti un odore di vaniglia o pure acqua di fiori e qualche pocorillo di cedro, fa cosa santa. Fatta la sfogliata, lasciala mezza aperta e mezza ‘nchiusa da una parte e dove lì scorre la crema facci sette occhi piangenti con sette amarene o pezzulli di percocata. Manda tutto al forno, fa cuocere lento, mangia caldo e alliccate le dita“.
Si tratta della ricetta di un dolce ancora molto presente nei bar della città. Nella prima parte dello scritto la suora spiega come preparare la pasta sfoglia, poi descrive la preparazione e la cottura del dolce. Dicevo che si tratta di un dolce molto presente, specialmente nei bar dove rappresenta l’alternativa al classico cornetto e, credo, quasi nessuno lo prepara più in casa.

Perché allora non proviamo a prepararlo noi? Ci godiamo quell’aroma e profumo intenso che si sprigiona  dal forno durante la cottura, e ci facciamo sorprendere dalla sua fragranza e dal suo sapore che, tre secoli fa, colpirono talmente la suora tanto da farle epilogare la sua ricetta con queste parole :”mangia caldo e alliccate le dita“.

Ingredienti:
1 confezione di pasta sfoglia
300 grammi di crema pasticcera
2 rossi d’uovo freschi
confettura d’amarene
zucchero a velo
zucchero granulato

Preparazione:
Stendete la pasta sfoglia e ricavate dei dischi di 10/12 cm di diametro. Sulla  metà di ognuno di essi mettete un pò di crema e un pò di confettura. Ripiegate i dischi chiudendo il ripieno formando una mezzaluna, sigillando i bordi spennellando con un po’ di rosso d’uovo. Poneteli sulla placca del forno foderata con carta da forno e spennellateli con il rosso d’uovo. Spolverizzate con lo zucchero granulato e cuocete a 180° per circa mezz’ora. Quando le monachine saranno dorate sfornatele e, appena tiepide, cospargetele di zucchero a velo e, se gradite, guarnitele, servendovi di un sacco a poche, con qualche ciuffetto di crema e amarena. E adesso alliccatevi le dita…..!

Monachine napoletane

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In provincia di Salerno, nel comune di Marina di Pisciotta si possono acquistare, direttamente dai pescatori, dei barattolini di alici dette “di menaica”, caratterizzate da una qualità altissima, una carne bianca tendente al rosa e un gusto particolare, molto intenso ma al tempo stesso delicato.
Le alici di menaica si differenziano sin dal modo in cui vengono pescate. Il rito della pesca delle menaiche, praticato, ormai, solo da una piccola flotta di gozzi di Marina di Pisciotta, risale all’epoca classica e si è mantenuto inalterato nei secoli. Tra aprile e luglio, di notte, alla luce delle stelle e della luna, quando il mare è molto calmo, i pescatori escono in gozzo e gettano a mare delle reti artigianali, dette per l’appunto “menaiche”, la cui foggia particolare fa sì che vengano catturate solo le alici più grandi, invischiandole in modo tale che si dissanguino nell’acqua marina. I pescatori, poi, tirano le reti a mano ed estraggono delicatamente le alici una per volta dalle maglie, eliminando la testa e le interiora. Sistemate in cassette di legno, senza ghiaccio, né alcun refrigerante vengono lavorate di primo mattino: si lavano in salamoia e si dispongono minuziosamente in vasetti di terracotta che ne contengono pochi ettogrammi.
In passato, quando il pesce era più abbondante, si usavano le “terzarole”, barili di legno molto capienti. Dopo la copertura e la pressatura con pietre, devono stagionare per almeno sei mesi.
Le alici di menaica sono il risultato di una ottima interazione culturale con il territorio, che ha conservato inalterate le competenze necessarie perché avvengano tutti i passaggi indispensabili a ottenere le straordinarie caratteristiche organolettiche del prodotto.
Si mangiano fresche o sotto sale, crude o cotte, in insalata appena sbiancate dal limone e condite con olio, aglio e prezzemolo, o nel sugo di alici, ottimo sugli spaghetti, realizzato con una frittura di alici con un po’ di olio, pomodorini, aglio e peperoncino.
Una ricetta tradizionale cilentana con le alici sono le inchiappate, ovvero alici farcite con formaggio caprino, prodotto tipico di produzione locale, uova, aglio e prezzemolo, infarinate, fritte e quindi cotte nella salsa di pomodoro.

Alici di Meniaca

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Ingredienti per 6 persone:

- 1 kg circa di manzo (scegliete un taglio magro, pesce, scamone, oppure semigrasso come il cappello del prete)

- 2 carote

- 2 coste di sedano

- 1 cipolla

- 1 rametto di rosmarino

- 2 foglie di salvia

- 1 spicchio di aglio

- sale

- pepe

- 1 bottiglia di Nero D’Avola

- 3 cucchiai d’olio d’oliva.

La sera prima: mettete la carne in un recipiente con le verdure sbucciate e le erbe e coprite con il Nero D’Avola. Riponete in frigo fino al momento di cucinare (in tutto lasciate la carne nel vino da 12 a 24 ore). Se la carne non fosse del tutto immersa nel vino, giratela dopo alcune ore e coprite la ciotola.

Scaldate l’olio in una casseruola a fondo su fuoco medio e fatevi rosolare il pezzo di carne ben sgocciolato e asciugato con carta assorbente. Nel frattempo, tagliate le verdure a pezzettini. Avvolgete il rametto di rosmarino nelle foglie di salvia e legate con spago da cucina (è un trucco per non ritrovare gli aghi del rosmarino nel sugo).

Quando la carne è dorata, toglietela dalla casseruola e unitevi le verdure e le erbe. Lasciatele soffriggere a fuoco moderato per circa 10 minuti, quindi rimettete la carne nella casseruola. Cospargete con un cucchiaino di sale e un po’ di pepe e coprite con il vino della marinata. Portate e ebollizione e abbassate a questo punto la fiamma al minimo.

Lasciate cuocere per 2 ore circa, o fino a quando la carne sarà tenera, girandola ogni tanto. Togliete la carne dalla casseruola e tagliatela a fette.

Passate il fondo di cottura (liquido e verdure) al passaverdure oppure al frullatore e rimettete il tutto nella casseruola.

Accompagnate con puré di patate o polenta.

Buon Appetito

Stracotto di manzo al nero d’Avola

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